Conchiglie #4 – Prog rock is the only way

Dire “Prog rock” è dire tutto. Significa riassumere tutto ciò che conta conoscere; per cui vale la pena aver impilato LP, indossato cuffie, archiviato MP3, comprato e modificato autoradio, imbottito pennini, fatto esplodere casse e amplificatori.
Dire Prog significa tracciare una linea che, come un dardo, ha attraversato cinque decenni, dai Beatles ai Muse, dai Floyd ai Dream Theater, dai Genesis ai Maiden.

 


Autore: Van Der Graaf Generator
Album: The Least We Can Do Is Wave To Each Other
Brano: Refugees

Nel 1967 un gruppo di ragazzi inglesi fondò a Manchester un gruppo che prendeva il nome dal generatore elettrostatico progettato nel 1929 dal fisico americano Van Der Graaf.
I Van Der Graaf Generator ebbero, negli anni, svariate formazioni, ma non si tradirono mai: testi meravigliosamente poetici dentro sonorità elaboratissime. Una magia di chitarre, moog e fiati, presi in prestito dal mondo dei sogni.
Erano tempi in cui la musica era territorio di caccia per i musicisti veri. Quando dai palchi di tutto il mondo questi talenti cristallini incantavano un’intera generazione di fortunati. Una generazione smarritasi troppo presto, scomparsa quando era forse ancora troppo giovane.

 


Autore: Gentle Giant
Album: Octopus
Brano: The Advent Of Panurge

Un polipo, tre fratelli e un gigante gentile. Sembra l’inizio di una fiaba. Ma negli anni ’70 le fiabe potevano ancora incrociarsi con la realtà.
Atmosfere medievali, ritmi rock e intrecci di voci che vengono un universo parallelo.
Elencate tutti gli strumenti che vi vengono in mente, immaginateli mentre suonano tutti insieme e aggiungete un basso e una tastiera indiavolate. Ecco, l’impossibile che ne viene fuori erano i Gentle Giant.

 


Autore: Emerson, Lake & Palmer
Album: Trilogy
Brano: The Endless Enigma (Part 1 and 2)

Oggi li chiamano “supegruppi”. Ne nascono e ne muoiono in continuazione. Ma in principio fu uno e trino: Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer. Tre musicisti estremi, spettacolari, irreali, che si unirono nel 1970. E fu subito miracolo. Fu una meraviglia. Fu troppo, per tutti. Fu un enigma, senza fine.

Zap Threepwood

Pirata girovago e irrequieto, attualmente approdato nei regni d’oltremanica.
Poeta acrobatico, scrittore sagace, sognatore incurabile e abile spadaccino, convinto che le ciurme temano più la penna che la sciabola.
Appassionato di letteratura angloamericana e di politica, cercherà di convincervi che c’è profonda sintonia tra le due cose.
Non di rado i suoi compagni d’equipaggio lo trovano seduto in disparte, in un angolo, intento a bere un buono scotch, ascoltando musica rock o vedendo un film d’annata.
In genere è un furfante gentile e galantuomo, ma è meglio non tirare troppo la corda.

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