Che cos’è la “Demoscene” – Parte 1

Dov’eravate 10 anni fa?

I dispositivi elettronici e il web oggi sembrano una cosa del tutto normale. Ci dimentichiamo che soltanto 10 anni fa Youtube, Facebook, i social network, gli smartphone o non esistevano ancora o erano soltanto ai primissimi inizi. Certo, i computer c’erano, e c’era anche internet. E allora facciamo un salto lievemente più lungo e andiamo indietro di qualche altra decina d’anni: è il 1987. Ridete adesso.

Nel 1987, quando alcuni di quelli che leggono queste righe non erano ancora nati, la prima ondata di informatizzazione domestica, quella dei cosiddetti home computer aveva già avuto luogo. È l’epoca del Commodore 64 per capirci, il re di quegli anni, che non ha certo bisogno di presentazioni.

Computer Commodore 64.
Il Re.

A quei tempi, questi aggeggi non sono una roba “figa”: la tua compagna di classe carina o i tuoi amici non ti guardano con ammirazione perché possiedi un C64, come avviene oggi con l’ultimo iPhone. Gli home computer sono utilizzati dai ragazzini per i videogiochi o, nel migliore dei casi, sono un hobby settoriale, un passatempo solitario e misterioso, come quello dei radioamatori col loro “baracchino”: roba da gente stramba o da nerd.

 

Nel frattempo, nella patria di Babbo Natale…

Per i ragazzini scandinavi gli inverni sono duri da passare. Principalmente in Europa del nord, con alcune luminose eccezioni anche in altri punti del vecchio continente (Italia, Grecia), i giovani cominciano a “smanettare” e ad utilizzare i propri home computer in maniera più evoluta.

C’è anche il fenomeno della pirateria: internet non è presente, e giochi e software si diffondono passando di mano in mano, nello scambio con amici che lentamente si trasforma in qualcosa di più strutturato e organizzato. Nascono delle crew, gruppi di giovani che cominciano ad elaborare tutta una propria sottocultura, entrando in competizione tra loro ed elaborando propri linguaggi e un proprio stile di vita.

Per contrassegnare un gioco o un programma diffuso da una specifica crew, questi pirati adolescenti appongono durante la fase di caricamento del software dei brevissimi spezzoni con scritte animate e musica; un po’ come una crew di writers “tagga” un muro o come una casa di produzione appone il proprio logo all’inizio di un film. Sono le craktros, le “crack introductions”. Presto queste clip diventano oggetti indipendenti e non più relegati al ruolo di introduzione di un software pirata. La demoscene è nata.

 

Le demo e la demoscene

Essenzialmente le demo, diminutivo di “demonstration” sono delle brevi clip in computer grafica, quindi realizzate in maniera del tutto digitale e non con una videocamera. L’ambiente culturale in cui queste clip si sviluppano, e la storia del “movimento” e di tutta l’informatizzazione, sono essenziali per capire la loro natura. Le demo, come dice il nome stesso, sono fatte per dimostrare le capacità dei computer che le fanno girare e dei programmatori che le hanno programmate. Sono un atto di spavalderia, e allo stesso tempo di poesia, informatica, e rispondono a dei precisi codici e stilemi culturali.

Sganciate dalla funzione di “introduzione” di un software pirata, le demo acquistano una loro “struttura classica” che si mantiene più o meno inalterata nel tempo. Una clip tipica presenta una cornice che introduce una traccia narrativa o tematica; dentro tale cornice, viene racchiusa una serie di effetti grafici e musicali. Gli obiettivi sono quelli di sfoggiare le qualità della macchina e dei programmatori, e di “alzare l’asticella” riuscendo a “spremere” l’hardware. L’essenza di ogni demo è essere più barocca possibile, più vicina al limite. Il senso di sovraccarico sensoriale e di complessità concettuale ottenuto mira a produrre sbalordimento in chi la guarda.

Ma uno spettacolo non sarebbe possibile senza una ribalta che lo ospita. Il “giro” dove le demo sono prodotte e dentro cui circolano fa da scena. Una scena che non è solo simbolica: ci sono eventi (party, in gergo) dove si fanno competere le creazioni; ci sono siti web di riferimento, addirittura radio in streaming; per non parlare degli ambiti limitrofi che si sono sviluppati a partire dallo stesso contesto culturale (ad esempio la musica Chiptune). Pur se fenomeno underground, la demoscene si è evoluta e continua ad evolversi. Nella prossima parte, vedremo come e verso dove.

Fine Parte 1

 

Immagine in evidenza: Kuokka77

Jet Black

See you back in Ganymede

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