Scrittura fresca #1 – Il tormento(ne) estivo: Thegiornalisti

Inauguriamo questa nuova rubrica estiva, intitolata Scrittura fresca, con la più frizzante band del momento: i Thegiornalisti. Un gruppo che sta riscuotendo un successo stratosferico, soprattutto fra le generazioni più giovani (quelle che, per antonomasia, sono intenditrici del prodotto musicale).

Questi tre ragazzi romani, tutti under 35, hanno il merito di esser riusciti a formare nel giro di un paio d’anni un sound di grande impatto… Sto scherzando chiaramente! Non penserete mica che si possa sostenere davvero una cosa del genere? Tuttavia, per meglio capire il fenomeno, avventuriamoci in questo strano gioco di ultra-attualità ed indole finto-retrò.

Vi ricordate la classica scena dal barbiere, con la radio che suona in sottofondo quel qualcosa di imprecisato, tanto per far fischiettare la gente annoiata che sfoglia le riviste? Ecco, spero di aver reso l’idea. Sì, perché motivetti come quelli del ritornello di Completamente, non so a voi, ma a me rimangono in mente senza volerlo e, per quanto cerchi di staccarmeli dalla testa, restano appiccicati come la gomma da masticare sotto la suola della scarpa. Poco male, direte voi, c’è sempre la Dark Polo Gang. Ebbene sì, pensavamo chiaramente che il peggio fosse passato con i Gazosa ed invece…

Una line-up essenziale, un bassista fantasma e la voce del suo frontman (Tommaso Paradiso) che potremmo definire un mix tra Fabio Concato e il primo Umberto Tozzi (agitato, non mescolato). Il tutto scorre inesorabile sotto l’egida della produzione compiaciuta della Carosello Records, etichetta discografica che un tempo fu di Toto Cutugno, Sandro Giacobbe, Ivan Graziani e di altri indimenticabili del calibro di Iva Zanicchi.

La band va forte, soprattutto sul web, ed è proprio online che abbiamo modo di assaporare, nei video di alcuni pezzi, i morbidi filtri desaturati in pieno stile anni ’80, dove è lecito aspettarsi che da un momento all’altro possa passare Jerry Calà che magari offre un mojito ad Umberto Smaila. Musica spensierata per spensierati. Leggera, frugale, estiva, senza impegni, senza tacchi e senza cravatta. E questo almeno sì, stavolta sul serio, ci piace. Con moderazione però, da assumere in piccole dosi, dovrebbe recitare accoratamente il testo nel retro dell’album. E invece, dopo Rovazzi, il waka waka, asereje, tre parole, macarena e Dio solo sa cos’altro abbiamo ingurgitato dalle orecchie in questi anni, ci risiamo ancora una volta…

È solo l’ennesimo tormento(ne) estivo. Me lo ripeto come un mantra, sperando magari passi presto. Poi però controllo bene e vedo che i Thegiornalisti sono già al quarto album e io al terzo negroni.

Beviamoci su, magari passa.

O magari no.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

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