Avanti musica, indietro tutta!

Chi fermerà la musica? Cantavano i preveggenti Pooh, coi loro 50 anni di carriera. In un mondo inquinato dalla musica a tutto spiano, a tutti i costi, in qualunque canale, auto, spot, trasmissione televisiva, che cosa ci rimane da considerare come base per la musica che verrà? Intendiamoci: non parlo di gusti ma di tendenze che possano innovare senza stravolgere, o stupire senza ricercare ossessivamente la novità a tutti i costi. Nascono nuovi generi, il sound si evolve, gli strumenti pure e lo sviluppo di nuovi stilemi diventa così l’ossigeno che ci permette di respirare, seppur affannosamente, nell’inquinamento musicale del pop contemporaneo e della spazzatura da radio. Cerchiamo allora di fare un piccolo quadro della situazione e di tastare il polso alla scena attuale. Le nostre orecchie ci ringrazieranno.

 


Se parlassi di tale Paul Van Haver, giovane talento belga, magari pensereste ad una brillante promessa del ciclismo odierno. Ma il trentaduenne Stromae all’anagrafe si chiama proprio così. Questo genio moderno del pop d’autore, ruandese per parte di padre, è riuscito in un paio d’anni a creare il mix perfetto fra la chanson e gli arrangiamenti electropop più azzeccati. Testi ora romantici, ora disillusi e pieni di rivalsa, farciti da danze al gusto di Maghreb. Video musicali con storie di vita comune, descritte col taglio elegante di un artista attento ai dettagli, vissuto però lontano dalle boiserie parigine. Stromae si conferma di gran lunga la migliore alternativa europea ai grandi divi patinati americani, spesso più costruiti di un’astronave lego.

Fra quante ere geologiche l’Italia ne partorirà uno così?

 


Cosa succederebbe se i vostri pezzi preferiti fossero suonati da una deliziosa orchestrina jazz o da un quartetto swing con tanto di tromba con sordina annessa? Questa domanda se l’è posta anche Scott Bradlee, giovane musicista newyorkese, che nel 2009 ha iniziato così a riarrangiare alcuni famosi brani di musica pop e rock in stile ragtime. Il risultato è presto fatto: i Postmodern Jukebox sono divenuti infatti un successo mondiale da 400 milioni di accessi sul canale youtube. Le hits di Lady Gaga, dei Blink 182 o dei White Stripes si vestono così con paillettes e frac per versioni originalissime in perfetto stile vintage. Che cosa diavolo ne viene fuori? Un tuffo indietro di quasi un secolo, fatto però coi grandi successi di oggi. Sentire per credere.

 


Vi ricordate i Kraftwerk di The robots? Era il 1978 e dai primi sintetizzatori analogici alle moderne tastiere digitali il passo è stato decisamente corto. La tecnologia ha spinto in quei decenni davvero tanto nell’invenzione di effettistica e di circuitazione ad hoc, trascinando così con forza la corsa della sperimentazione della musica elettronica d’avanguardia.

Bene. Adesso dimentichiamoci tutto, abbiamo scherzato, c’è molto di più. La vera novità sta ora nel Reactable. Questa diavoleria made in Spain scardina infatti il concetto stesso di produrre musica, in una modalità decisamente innovativa. I suoi creatori, ovvero un gruppo di ricerca di un’università di Barcellona, sono riusciti a unire le funzioni di un sintetizzatore modulare con la dinamicità di un gioco interattivo composto da diversi oggetti solidi. I vari piccoli cubi si posizionano come dei controller su di un tavolo luminoso rotondo e interagiscono simultaneamente con il tessuto sonoro prodotto da ciascuno. È come se ogni oggetto, operando come una patch, facesse variare la composizione musicale della base, che funge – in un certo senso – da pentagramma. Il vero segreto di questa interazione sta nel proiettore posto sotto il tavolo che genera, in sincronia con gli eventi sonori prodotti, un light show interattivo davvero sensazionale. E se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, sono sicuro che con questo strumento ne “vedremo” di musica.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

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