Conchiglie #12 – What the funk?

Vi siete mai chiesti cosa diamine vi faccia battere il piede a tempo mentre ascoltate un pezzo che vi piace così tanto? O cosa ci porta a muovere la testa perché pervasi da un irrefrenabile ritmo che ci comanda quasi inconsapevolmente?
È il groove, bellezza. È proprio il groove. Un connubio particolarmente riuscito di tempo e note.
Ma come si fa a dire groove senza dire funk? Il funk è fermento, è muoversi senza tregua, è sudore, è vitalità e gioia pura.
Nasce da profonde radici per diventare in un decennio il principale sound di riferimento dei giovani afro-americani degli anni ’70, con buona pace dei wasp e dei loro pallidi banjos.


Artista: James Brown
Brano: Sex machine
Album: Sex machine today

Inutile girarci tanto intorno. Se si parla di funk, il punto zero è sicuramente James Brown. Prima di lui il groove era ancora un enfant che col boogie ed il ragtime gattonava solo sui tasti del pianoforte. La ricetta originale di JB recitava:

Prendete una band e metteteci dentro gospel, rhythm and blues e soul quanto basta. Agitate bene gli ingredienti con il loop di un basso elettrico. Fate partire il tutto in uno show travolgente fatto di pulsazioni tribali moderne e danze sfrenate. Versate rapidamente in un testo disinibito ed il funk è pronto.


Artista: Tower of Power
Brano: What is Hip?
Album: Tower of Power

Da quasi cinquant’anni una formazione spadroneggia incontrastata nel funk come mai nessuno ha fatto: i Tower of Power.
Concepire questo genere musicale senza il loro apporto sarebbe come dover parlare di violini senza poter citare Paganini.
Testi irriverenti, stile camaleontico ed una lunga storia caratterizzata da mille cambi di formazione.
Declinare il funk con questo nutrito ensemble significa avere un cilindro magico da cui poter tirare fuori la sezione ritmica più riuscita di sempre: David Garibaldi alle pelli e Francis Rocco Prestia al 4 corde.


Artista: Parliament
Brano: Flashlight
Album: Funkentelechy Vs. the Placebo Syndrome

Il funk cresce e corre veloce sulle sue gambe fino agli anni ’80. Il collettivo che incarna pienamente questa evoluzione è certamente quello dei Parliament e del suo guru George Clinton. Il R&B che faceva da base a qualunque brano adesso si arricchisce di sintetizzatori spaziali, giri di basso pregni di fuzz e cromatismi disco.
Ben presto però ci si accorgerà che la creatura sta dando vita (come per le giovani mamas afro) ai primi gemiti dell’hip hop: la batteria inizia a diventare clappata ed i testi vengono cantati con le metriche e gli slang del ghetto. Tutto ciò che viene dopo è storia, anzi Old School.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

Lascia un commento

Commenta per primo!

avatar
500
  Subscribe  
Quali notifiche vuoi?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Voglio maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetto" permetti il loro utilizzo. Puoi consultare la nostra informativa estesa al seguente indirizzo: http://www.tortuca.it/privacy/

Chiudi