La spoletta del microfono nell’hip hop dello stivale

In Italia alcuni generi musicali hanno avuto spesso un percorso travagliato, seguendo strade parecchio strane. È proprio così che nello stivale, a fine anni ’80, l’hip hop prende vita in un duplice modo: uno è quello genuino delle prime crew di Mc che rappano per strada su un quattro quarti fatto col beatbox. L’altro è quello delle etichette discografiche che nel 1988, sotto la lungimirante produzione di Claudio Cecchetto, sfornano con un tale Lorenzo Cherubini l’album Jovanotti for President. Jovanotti è stato quindi, probabilmente, il primo in Italia a pubblicare un album con lo stilema rap, ma è un genere dal quale si è distaccato quasi subito. Il vero hip hop è invece altra cosa.

Nato nelle periferie delle grandi città, tra Roma, Bologna e Milano, si nutre infatti delle difficoltà giovanili, del disagio sociale e dà spesso voce ai quartieri più controversi delle metropoli. Nella prima metà degli anni ’90 dilaga a macchia d’olio ben oltre la cultura underground, diventando il filone musicale della contestazione, dei centri sociali e delle posse (un fenomeno con chiara connotazione antifascista). Uno spaccato in continuo fermento, vivo e pulsante fino all’estremo, con fazioni rivali e dissing interni al limite della legalità. Un mondo lontanissimo dai giorni d’oggi, distante soprattutto dalle ostentazioni prive di contenuti dell’odierno hip hop, divenuto purtroppo ormai un fenomeno commerciale. Finto fino all’osso e ligio alla moda del momento, inesorabile e perfetto ribaltamento di ciò da cui era nato.


Artista: Bassi Maestro
Brano: Foto di gruppo
Album: Foto di gruppo

Davide Bassi e pochi altri (come gli Articolo 31) hanno avuto il compito di fissare i pilastri del rap nella Milano dei primi ’90. Bassi Maestro è di nome e di fatto un pioniere dell’old school italiano. Partito giovanissimo dalle battles di freestyle, dove le rime sono schiaffi e pugni contro l’avversario, negli anni in cui a Fedez crescevano i denti da latte, sviluppa uno stile che è tutto un manuale, come per questo album. Le basi su cui rappare sono semplici, molto spesso una traccia che gira in loop. Le tematiche dei testi sono intimistiche, frutto di una innata abilità. Lì dove gli altri faticano non poco per inserire certe riflessioni nei propri pezzi, Bassi Maestro mette l’olio al flow e dà parecchio gas, senza perdere mai credibilità e senza mai scollarsi dalla realtà. La malinconia si è appropriata dell’hip hop e lo ha fatto in modo decisamente magistrale.


Artista: Sangue Misto
Brano: Cani Sciolti
Album: SxM

Come il punk, più del punk. I vicoli, le canne con gli amici, la polizia, il bigottismo. Questo brano è un compendio sulla vita di strada che i Sangue Misto buttano giù quasi fosse un curriculum per un proclama nel quartiere. L’identità è la base sostanziale con cui mettere pepe alle proprie massime, controcorrente senza freni di sorta. In questo disco, Deda e Neffa – sì, proprio lui – chiudono le rime con la ceralacca ed articolano metriche divenute ormai celebri. Nella Bologna dei centri sociali e delle occupazioni fiorisce, decennio dopo decennio, una nuova viscerale repulsione verso l’autorità e verso la politica xenofoba. Questi versi marciano irrequieti nelle casse, si muovono fra i disordini degli sgomberi e rimangono il bigliettino da visita del rap emiliano.


Artista: Frankie HI-NRG MC
Brano: Quelli che benpensano
Album: La morte dei miracoli

Torino. Altra città, altra classe, altra scuola. Frankie HI-NRG MC ne è certamente uno dei boss. Dopo la pubblicazione di uno dei primi veri album rap nel ’93 (Verba Manent), approda pochi anni dopo, all’estrema sintesi stilistica dell’intero hip hop nazionale. Ne nasce un pezzo, come Quelli che benpensano, che molti definiscono la freccia che ha sfondato il bersaglio. Un inno alla verità che fa luce sulle mille contraddizioni dell’Italia borghesotta, arrivista e moraleggiante. Lo stesso paese dove chi fa la predica è colui che vive degli eccessi che condanna, intriso in un classismo pseudo-aristocratico tutto tricolore. Questo manifesto giovanile mostra in modo definitivo il proprio odio verso la spietatezza delle possibilità che le vengono meno, ostacolate dai regimi gerontocratici del sistema. La critica sociale entra finalmente nelle sale d’incisione delle major, arrivando nelle orecchie di tutti per dire schiettamente la propria versione dei fatti. Smaschera il buonismo ed acceca tutti con i propri versi, imponendosi di fatto, come nuovo vangelo metropolitano.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

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