Cov-Boy contrOmbra

#1

Se non sbaglio stamattina era il 1904. I basettoni, che la mia ex chiamava «favoriti», mi facevano la rassegna stampa del mattino allo specchio. L’impero austroungarico comincia a manifestare evidenze di sgretolamento, non ce la può fare a lungo, noi invece pare che dobbiamo andare in un’altra direzione.

Dal bagno alla cucina in obbedienza all’imperativo categorico del caffè, il caffè, il caffè. Svuoto la moka con i residui di ieri, ci metto l’acqua, doso il caffè, accendo il fornello. Potrei anche lasciarmi dieci centesimi di mancia per quanto sono stato ordinato.

Aggrapparsi a ingranaggi come questi, svuotarsi del contenuto della mente in funzione di una automaticità che, adesso, per l’antinomia domanda-offerta vede le sue quotazioni in rialzo. La salvezza, miei cari, passa da un rotolo della carta igienica sostituito per tempo. Eppure non devo abbrutirmi, mi ripeto, molti prima di me non l’hanno fatto, molti continuano a non farlo adesso. Una bestemmia potrebbe essere liberatoria.

Una bestemmia contro chi? Prima che il laptop mi ricatapulti dove non voglio stare, tra mura a prova di estraneo ma non di wifi che ho chiamato casa, posso fare ancora qualcosa per l’arciduca, non è tardi, me lo sento, la mia buona azione buona, il gesto dell’automa ***** di cui i nuovi raccoglitori che sanno distinguere lo 0 dall’1 rispettano la privacy. W l’Impero delle Ombre.

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