Covid: ancora tu?

“Non ci n’è covid!” esclamava infervorita la signora Angela da Mondello, intervistata questa estate in costume.

“Il virus è clinicamente morto!” tuonava convinto il dottor Zangrillo pochi mesi fa dalla sua stanza della direzione del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele a Milano.

Mi limito a riportare questi due estremi della società (la casalinga e il primario) per evitare di dover scomodare tutto quel sostrato mediano della società italiana che a vario titolo ha permesso, suo malgrado, a sociologi e psicologi di scrivere quelli che saranno i migliori saggi specialistici su mostri e incantesimi moderni che di certo prossimamente non tarderanno ad essere pubblicati. Così fra chi se ne era dimenticato, chi si godeva l’estate e chi se ne era sempre sbattuto una beneamata è tornato fra noi il più inesorabile dei mali. Come un boomerang ben lanciato, meglio di un ricochet che colpisce chi è convinto ormai di aver sparato lontano, il virus più celebrato e temuto dell’era contemporanea si ripresenta davanti l’uscio di casa, trovando però stavolta tutti così stupiti, così impreparati, o semplicemente con la sbuffata tipica di un bambino coi calzoni corti che sa che deve buttar giù ancora un boccone amaro.

A settembre in Spagna e subito dopo in Gran Bretagna e Francia, ecco che a sua maestà il Covid va la copertina dell’anno di Rolling Stones. Ma in terra italica potevamo farci mancare la suspence di un colpo di scena così imprevedibile come il rientro dalla finestra di questo infame inquilino delle nostre vite? No di certo. E come soltanto gli italiani sanno fare, subito tutti a correre a destra e a manca, pensando subito al portafogli perché bisogna fatturare – si sa – altrimenti niente aperitivi ai navigli… I primi contenimenti beccavano proprio la movida. Pazienza! Birretta a casa con gli amici – dicevano i più – poi, ancora, serrata di ristoranti, bar e pub alle 18…Poi, come se non bastasse, coprifuoco dalle 23… ed il fischio d’inizio del derby fra salute ed economia decretava l’inizio delle ostilità. E ben poco interessava all’opinione pubblica se l’indice RT nel frattempo saliva in modo esponenziale, settimana in settimana, nel mese di ottobre. La non accettazione della situazione ha ormai sorpassato infatti la pizza margherita fra le pietanze tipiche del nostro paese. Viene spesso condita con un tocco di negazionismo, un pizzico di cospirazionismo ed una bella spremuta di menefreghistico sarcasmo alla Dogui (quello del fai ballare l’occhio sul tic).

Dopo oltre 38 mila morti e 350 mila attualmente contagiati possiamo ancora gustarci chi scende in piazza gridando al cielo tutta la propria voglia di morire, alias libertà. Uno stato pressappoco inesistente verso certe categorie – cultura e spettacolo fra tutte – ed istituzioni che si limitano a fare spallucce, mentre pareri discordanti propinano teorie avveniristiche per scongiurare il mostro dei mostri: il lockdown. Allora chiudiamo dentro gli over 60 e facciamo andare a scuola i bambini. Anzi no, facciamo la didattica a distanza e blocchiamo tutto… O capitano! Mio capitano! Dove sei finito? Dov’è il gubernator di questa scomposta ciurma di marinai improvvisati che compongono l’intellighenzia medica italiana?

Ormai c’è la possibilità che a forza di scongiurare qualcosa si cada nella sindrome di Fassino – la jettura napoletana in salsa torinese – di cui ci stiamo ammalando continuando a non guardare in faccia il problema. Le ombre – Jung docet – dovrebbero essere affrontate e combattute ed invece ho tanto l’impressione che il popolo del belpaese si sia sforzato in tutti i modi di mettere l’ingombrante ospite in cantina, col rischio che il pesante fardello gli caschi presto o tardi violentemente addosso. Figuriamoci poi col Natale alle porte (sic!) chi vorrebbe mai immaginare la possibilità di dover trascorrere quelle festività in regime di semi-libertà – per carità – l’economia morirebbe… Chi riuscirebbe a ragionare nell’ottica di una stagione influenzale ormai prossima ed una primavera ben lontana, con l’idea di una guerra di trincea, sfiancati ad indossare mascherine come se si calzasse l’elmetto ogni mattina contro il crucco di turno?

Noi sopravviveremo!” era la promessa che nel film Indipendence Day il presidente americano faceva ai suoi prima di immolarsi nella sua ultima battaglia contro gli alieni. Noi in carne ed ossa invece, da quest’altra parte dello schermo, stavolta a chi chiederemo di immolarsi per noi? Chi sarà la vittima sacrificale? Chi cadrà nei prossimi mesi? Anziani? Liberi professionisti? Attori? Baristi? Malati d’altro? Artisti? Ristoratori? Precari?

Fate il vostro gioco, signori, fate il vostro gioco. Le puntate sono aperte e non vorrei mai che questa roulette imparasse presto a parlare russo.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

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