Elogio della lentezza

Lentezza. Un modo efficace per liberarsi dalle vessazioni dell’aneddotica; una maniera di superare l’allucinazione collettiva per cui un film non dovrebbe essere “lento”. Scopriamo insieme tre film orgogliosamente e stupendamente lenti.


Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera
anno: 2003
regia: Kim Ki-duk

Stagioni, ciclicità, contemplazione. Una di quelle pellicole che sanno andare dal particolare all’universale con sobrietà e grazia. Il percorso compiuto dal protagonista mette in scena la circolarità insita in un modo diverso di concepire tanto la vita quanto la storia. Da vedere, anche tra un film di Michael Bay e l’altro, se preferite.


Paterson
anno: 2016
regia: Jim Jarmusch

La poesia che attraversa Paterson è fatta di piccole cose, oggetti quasi senza importanza, gentilezze operate nei confronti di sconosciuti, atti di bellezza silenziosa. Adam Driver è perfetto nel ruolo di un autista di pullman che osserva ciò che gli sta intorno con ironia e incanto allo stesso tempo, sulle orme di William Carlos Williams.


A Ghost Story
anno: 2017
regia: David Lowery

Un lenzuolo bianco, con due fori per gli occhi: è la geniale idea di messa in scena al centro di questo piccolo gioiello. A Ghost Story dimostra come un’idea davvero buona non abbia bisogno di budget stratosferici. Lungometraggio di poche, pochissime parole, tanti silenzi e sguardi. Merita una possibilità, e non lascia delusi.

Dr Vero

Avanti, muovi l'alluce...

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