Ghost Town – o, delle città perdute

Guardate il vostro ufficio, la vostra auto, il supermercato. Guardate ciò che oggi date per scontato. E domandatevi: cosa accadrebbe se domani foste obbligati a abbandonare la vostra casa? Cosa accadrebbe se domani l’umanità fosse costretta a lasciare la città in cui vivete? Lo ritenete impossibile? Mi chiamo Sandro Giordano, sono un fotografo e vi porterò con me alla scoperta delle nostre città fantasma. Alla scoperta delle “Ghost Town.”

…cominciano così gli otto episodi dell’omonima serie, andata in onda su Rai5 dal 12 novembre al 14 gennaio scorsi, adesso in replica, e visibile in ogni momento nella sua interezza sul sito RaiPlay. Ghost Town ha sfidato le leggi del colpo di scena ad ogni costo e dei ritmi serrati, e ha fatto del passo lento e dello stato d’animo contemplativo la propria fibra costitutiva; ed è riuscita a catturare circa centomila spettatori a puntata, che per questo tipo di trasmissione non sono pochi, rientrando perfettamente, anzi risultando lievemente maggiori, della media dell’emittente. Senza contare tutti quelli, come chi scrive, che hanno visto, e vedranno, il programma in streaming sul sopracitato portale Rai.

La serie propone, come dice lo stesso titolo, un viaggio alla scoperta di otto “città fantasma” italiane (in sei casi) e straniere (Pyramiden, un insediamento sovietico nel bel mezzo del circolo polare artico; e Bodie, una vecchia città di frontiera californiana). A condurci in questo viaggio è Sandro Giordano, che nel comunicato stampa ufficiale del programma è definito “attore e fotografo” (vengono citati tra gli altri i suoi ruoli in un film di Dario Argento e in uno di Verdone). La sua figura, prestante ma un po’ rigida e naïf, è perfetta in questo ruolo: dimostra genuina convinzione e la sua aria sbigottita e partecipe fa sentire meravigliati e realmente coinvolti, quasi reverenzialmente intimoriti di fronte alla grandezza della ricerca, della scoperta, dell’impresa.

Tra le rovine della città di Apice

Un’impresa che è mentale e spirituale prima di tutto. Un percorso iniziatico. Il confronto con una dimensione esterna, ma anche interna. Con un fantasma di noi stessi. Un luogo che era, ma che non è più. Giordano si immerge dentro le spire di strade e di costruzioni fatiscenti delle città abbandonate cercando di capire come fosse la vita di chi ci abitava e ricordando che la stessa cosa potrebbe succedere a qualunque avamposto della civiltà umana.

 

Il viaggio

Come ogni viaggio che si rispetti, la scansione è importantissima. Il percorso non inizia direttamente nella città abbandonata, ma la punta con una lenta manovra di avvicinamento. La partenza avviene proprio al limite tra il mondo delle luci e quello delle ombre, sul confine, alla frontiera: nel posto abitato più vicino alla città fantasma. Solitamente questo è un luogo speculare, una città gemella sorta ex-novo per ospitare gli esuli della ghost town: gente che per qualche motivo, naturale o antropico, ha dovuto abbandonare la propria casa. Giordano si muove, fotografa, scartabella tra gli archivi comunuali, intervista dei testimoni, cerca di iniziare a comprendere.

Vista della ghost town di Roghudi

Poi una sosta. È il momento in bilico tra l’aldiqua e l’aldilà, dove bisogna raccogliersi e concentrare le energie prima del viaggio vero e proprio. E, dopo una notte passata in albergo, all’alba del giorno dopo inizia il viaggio. A piedi, per cercare di raggiungere la città fantasma, che ovviamente si trova in un luogo di difficile accesso, spesso il cocuzzolo di una collina o piccola montagna.

I ritmi sono lenti, dove lento non è sinonimo di noioso, ma un attributo imprescindibile per chi vuole muoversi verso lo stato d’animo necessario per entrare in sintonia con il luogo in cui si è diretti. Un’ascesi, volendo. Quasi a sottolineare questo, le riprese sul campo sono inframmezzate da campi lunghi e lunghissimi effettuati con panoramiche aeree. Il drone, da recente, offre una soluzione produttiva conveniente per effettuare questo tipo di riprese senza particolari esborsi di budget. Proprio per questo ultimamente appesta quasi tutti gli audiovisivi, dalle produzioni tripla A fino ai filmini di matrimonio. Qui invece è utilizzato in maniera intelligente e raffinata e contribuisce alla sinfonia visiva che si dipana di fronte ai nostri occhi.

La riprese e la regia sono d’altronde uno dei punti di forza del programma. La mdp si intrufola nella giungla materica, e ci si sente quasi Percival Fawcett, diretti verso la perduta città di Z. I movimenti sono spesso bizzarri e arzigogolati, e sottolineano con trovate visive gli spostamenti nel dedalo di strade, edifici in rovina e vegetazione dentro cui ci immergiamo. Il tutto è allo stesso tempo straniante e illuminante, quasi psichedelico.

 

Le città perdute

Le città visitate sono otto in tutto: oltre alle già citate Pyramiden e Bodie ci sono Apice, in Campania; Craco, in Basilicata; Romagnano al Monte, altra ghost town campana; e poi Roghudi in Calabria, Poggioreale in Sicilia e Gairo in Sardegna. Quest’ultima puntata non si limita alla cittadina di Gairo, ma si concentra in realtà sull’esplorazione delle miniere abbandonate della regione, come quella di Montevecchio, e sui diversi reperti di archeologia industriale che compongono il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna.

Il “Cretto di Burri“, nella valle del Belice

Dopo una giornata passata in esplorazione, prima del tramonto Sandro Giordano individua, di solito in un edificio in condizioni migliori degli altri, un posto per sistemare il campo base. Qui si riposa, lavora al ritocco delle foto scattate durante la mattinata, mangia qualcosa. Infine si stende dentro il suo sacco a pelo per passare la notte.

Di notte emergono i fantasmi, siano essi le rievocazioni dei riti magici del giorno di San Giovanni ad Apice, le voci dei fantasmi dei minatori morti nei venti spettrali di Bodie, o gli echi del grecanico, l’arcaica lingua greca di Roghudi. Si fanno vivi. Si palesano nelle ombre, nei rumori, nella rielaborazione mentale di quanto esperito e visto durante il giorno.

Cosa fanno del resto la macchina fotografica e quella da presa se non provare a catturare fantasmi della realtà? Questa è alla fine la cifra per inquadrare il coraggioso e, a giudizio di chi scrive riuscito, tentativo che con Ghost Town effettua FISH-EYE Digital Video Creation, casa di produzione romana fondata nel 2009 da Alessio Guerrini, Dario Marani and Clarissa Montilla.

Nella speranza di una seconda stagione del programma, resta poco altro da dire. All’alba i fantasmi si dissolvono. Il viaggio finisce. Il fotografo che ci ha accompagnato in questa avventura smonta il campo base, raccoglie le proprie vettovaglie e si prepara a tornare nel mondo dei vivi. Ma come ci dice lui:

…c’è ancora una cosa che devo fare… devo lasciare la mia scatola del tempo… dentro ci ho messo la pendrive con i miei scatti fotografici, quelli che ho realizzato durante la mia ricerca sulla Ghost Town… un giorno forse qualcuno li troverà, e inizierà una sua nuova personale ricerca, che lo porterà a scavare sia intorno a sé, sia dentro se stesso, come accade ogni volta a me, e come è accaduto anche questa volta…

Immagini: tutte le immagini sono fotogrammi tratte dalla trasmissione.

Jet Black

See you back in Ganymede

Un pensiero riguardo “Ghost Town – o, delle città perdute

  • 28 marzo 2018 in 11:36
    Permalink

    Sto guardando le puntate su raiplay, e le trovo molto interessanti. Spero in futuro in una nuova serie, nel mondo e nel nostro paese non mancano città e paesi abbandonati ricchi di fascino.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Voglio maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetto" permetti il loro utilizzo. Puoi consultare la nostra informativa estesa al seguente indirizzo: http://www.tortuca.it/privacy/

Chiudi