Hopkin, Raimo e la politica italiana spiegata ai cretini

Siamo al Festival of Italian Literature in London che si è svolto il 21 e 22 ottobre. Una serie di incontri e conferenze che hanno riguardato l’Italia, il suo panorama culturale, letterario-editoriale e politico. Mi ero prenotato per un solo incontro, alle tre del pomeriggio. Christian Raimo e il professor Jonathan Hopkin hanno parlato di politica italiana. Italian Politics for Dummies il titolo dell’incontro: spiegare la politica italiana ai cretini, la traduzione letterale.

Arrivo in teatro giusto un attimo prima della chiusura delle porte, come sempre sul filo del rasoio. Trafelatissimo e spettinatissimo dopo la corsa controvento, in bici. Il teatro Coronet è una struttura centenaria, carica di quel tipico fascino decadente londinese. Un ex cinema riconvertito. Dopo essere passato di stanza in stanza, prendo posto e tiro fuori la penna. La sala è gremita. Tutto esaurito.

Come mi aspettavo il sottotesto del dibattito viene fuori già dalle prime battute. Negli ultimi anni (forse decenni) la politica italiana è stata l’emblema del disordine e del caos; un corpo informe e deforme, impossibile da decifrare. Un misto di ignoranza, leaderismo, maschilismo, eccentricità goliardica, autoritarismo. E poi populismo. Un sistema in cui l’impensabile e l’impossibile hanno fatto da regola, e che ha provocato sorrisini divertiti e sardonici (inutile citare il siparietto di Merkel-Sarkozy). Adesso però, che la situazione politica in molti altri paesi sta andando letteralmente a cazzo, con punte di idiozia funamboliche, in una aperta gara a chi dice e fa la cosa più strampalata, l’Italia sembra quasi un faro. Si insinua infida l’idea che, ancora una volta nella storia, gli italiani abbiano preceduto tutti gli altri. Si siano iniettati il virus per poi cercarne la cura. Non manca però chi dubita che siano stati in grado di trovarla.

Il dibattito è abbastanza incalzante. Si parla di rottamazione, renzismo, populismo, grillismo, gentismo, leghismo; di ruspe, referendum, sistema scolastico. Hopkin è molto brillante, esplosivo, suggestivo, istrionico. Raimo invece è preciso, puntuale, numerico, concreto. Il primo lo conosco solo di fama: una voce di grande spessore nei suoi settori di competenza. Il secondo l’ho apprezzato soprattutto negli ultimi anni. E nel modo che meno sembrerebbe appropriato: su Facebook. Gli interventi (i post) di Raimo sono totalmente sgrammaticati nell’ottica dei social network: troppo lunghi e complessi, troppo densi di contenuti e citazioni. Ma sono totalmente azzeccati per chi, come me, si ostina a credere che Facebook sia uno strumento che possa essere sovvertito e dirottato verso fini “nobili”. Nella breve presentazione ai due speakers si dice che Raimo è un «attivista». E io credo che lo sia in una misura assolutamente adeguata ai tempi che corrono. Attivista può essere definito, nell’epoca dei social media a tutto campo, chi cerca di piegare ai suoi fini i mezzi di comunicazione contemporanei, senza rifuggirli, ma bensì manomettendoli dall’interno. Abbiamo tutti in mente le sue recenti baruffe televisive con Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro, i suoi dritti e rovesci vincenti, pieni di spietato sarcasmo. Se la nostra è l’epoca della post-verità, in cui – cito l’Oxford dictionary – la gente, nel prendere le sue decisioni, si affida più alle emozioni e ai sentimenti personali, che non ai fatti e alle statistiche, è necessario da parte degli intellettuali, un cambio di strategia. Allora, sfilare sulle passerelle insieme a  populisti e impostori imbellettati (i social network, i talk show) e sabotarne la sintassi, manipolarne i contenuti, dirottando, con acume e ironia, lo sguardo degli spettatori-utenti verso il nocciolo vero delle questioni, mi sembra una tattica vincente. Non  possiamo che sperare che si trasformi, a lungo andare, anche in una strategia produttiva.

Christian Raimo

 

Alla fine, dopo aver setacciato alcuni dei nodi dolenti della situazione politica italiana, i due invitati si sono assestati su posizioni decisamente ottimistiche. Hopkin, sfoggiando un improvviso aplomb inglese, ci spiega che l’Italia è stata creata e fondata nel caos. Quello è il suo regno. È convinto che, con solenne equilibrismo, il Belpaese verrà fuori anche dalle turbolenze del ventunesimo secolo. Rimarrà in piedi perché, in fondo, nella sua storia, non si è mai alzata del tutto, non ha mai assunto una posizione davvero eretta; ha attraversato l’epoca moderna con il baricentro basso, troppo impacciata per sollevare il culo, ma troppo intelligente per vederselo piantare per terra.

Raimo invece chiude delineando uno scenario molto interessante: in cui il femminismo e l’anticlassimo (definizione mia), ovvero la voglia di lasciarsi alle spalle una società troppo maschilista e troppo rigida a livello di mobilità sociale, giocheranno un ruolo fondamentale nel riscatto della Penisola. Una posizione che i trumpisti etichetterebbero come liberal naïveté, ma che forse proprio per questo è sembrata ancora più valida.

L’incontro finisce e si arriva ai saluti. Lascio la sala abbastanza soddisfatto e imbocco l’uscita. Recupero la mia bici. Il ragazzo che mi stava dietro inizia invece a urlare disperato. La sua è stata rubata. Una catenina spezzata è tutto ciò che gli resta. Avrei voluto dirgli «benvenuto in Italia». Solo che eravamo a Londra, in uno dei suoi quartieri più chic. Allora ho inforcato la bici e sono tornato a pedalare controvento. In fondo, pensavo, è anche una questione di catenacci resistenti.

Festival of Italian Literature in London

 

Zap Threepwood

Pirata girovago e irrequieto, attualmente approdato nei regni d'oltremanica. Poeta acrobatico, scrittore sagace, sognatore incurabile e abile spadaccino, convinto che le ciurme temano più la penna che la sciabola. Appassionato di letteratura angloamericana e di politica, cercherà di convincervi che c'è profonda sintonia tra le due cose. Non di rado i suoi compagni d'equipaggio lo trovano seduto in disparte, in un angolo, intento a bere un buono scotch, ascoltando musica rock o vedendo un film d'annata. In genere è un furfante gentile e galantuomo, ma è meglio non tirare troppo la corda.

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