Storia semplice di un matrimonio (?)

You cannot quit me so quickly
There’s no hope in you for me
No corner you could squeeze me
But I got all the time for you, love

 

Una coppia apparentemente felice, la cui relazione a un tratto si incrina, decide di separarsi e discute le condizioni per il divorzio e per l’affidamento dell’unico figlio maschio. È questa, in estrema sintesi la trama di Marriage Story (Storia di un matrimonio nella versione italiana). Che poi è anche la trama di Kramer vs Kramer, a cui il film di Noah Baumbach si ispira senza in realtà ispirarcisi affatto.

Far entrare tutta la bellezza di questa pellicola in un soggetto così striminzito non deve certo essere stato facile. Non credo siano bastate l’esperienza personale da cui il regista ha preso (stavolta sì per davvero) spunto, né le interpretazioni superlative degli attori e attrici, protagonisti e non.

Per iniziare – e per farla breve – Marriage Story è un film in cui tutto funziona al contrario. È un film sul matrimonio in cui il matrimonio non si vede mai e sta tutto nell’antefatto. Ciò che la trama coglie è invece il suo lento sgretolarsi e crollare, la sua rumorosa implosione. A parte il breve espediente iniziale (la mise en abyme di finzione nella finzione) in cui ciascuno dei due protagonisti introduce l’altro, preparando il discorso con cui dovrebbe convincere uno psichiatra (e naturalmente anche il pubblico ancora ignaro) che in realtà si erano molto amati, prima di iniziare a non amarsi più.

 

Look at us spinning out in
The madness of a roller coaster
You know you went off like a devil
In a church in the middle of a crowded room
All we can do, my love
Is hope we don’t take this ship down

 

Un film, come dicevo, giocato sui chiasmi e sui rovesci, in cui l’amore è raccontato per riflesso, per assenza, attraverso le note del non più amore. E anche i personaggi si muovono lungo questa frequenza. Nicole – una splendida e straordinaria Scarlett Johansson – che ha subìto (a suo dire) per anni il peso della vita di coppia, è adesso colei che ‘serve’, è la prima a muovere e fare scacco. Charlie che invece è stato (apparentemente) il perno attorno a la relazione ruotava, adesso rimane arroccato in difesa, senza mai azzardare (se non alla fine) un contropiede. Alla verbosità asfissiante di lei, corrisponde il silenzio raccolto di lui, agli spazi aperti e soleggiati e alle le strade di Los Angeles corrispondono gli interni caotici di New York, al (presunto) egoismo dei mariti l’altruismo (presunto) delle mogli, alla simpatia frivola dei padri la responsabilità asfissiante delle madri.

Non nego che ci sia un sottotesto (anche molto forte), che mira a descrivere il modo in cui la società tende a inchiodarci ai nostri ruoli, catalogandoci e circoscrivendoci, trattandoci più come “casi” sintomatici che come persone. Ma il nocciolo vero del film è un altro. Perché alla fine, questa delirante – e a tratti surreale, come surreali sanno essere a volte le nostre schizofreniche dinamiche sociali – corsa verso il baratro, altro non è che la celebrazione di ciò che resta alla fine della tempesta.

È il racconto di questa strana cosa umana, che somiglia alla boxe nel celebre film di Clint Eastwood: in cui per attaccare a destra ci si pianta sul piede sinistro e per colpire più forte si indietreggia. In cui tutto si fa sempre al contrario. E noi, insieme a Charlie e Nicole, semplicemente ci ricorderemo che un rapporto vero, passionale ed estremo contiene sempre il suo contrario già dall’inizio. Ci ricorderemo che gli amori epici stanno nei film e nei romanzi; mentre quelli reali vivono nei piccoli gesti, in uno sguardo di intesa, in un tocco della mano, nell’inginocchiarsi per legare all’altra/o una scarpa che si è sciolta.

Il film finisce allora come comincia, ripetendo uno dei due monologhi iniziali. Solo che adesso è lui a leggere se stesso nelle parole di lei, per scoprire infine ciò che noi sapevamo sin da subito: che lei lo ha amato oltre il limite, oltre la sopportazione. Qualcosa che anche lui sapeva già e aveva sempre saputo. Perché tutto è circolare. E in un cerchio perfetto la fine e l’inizio coincidono. E niente è inizio. E niente è davvero fine.

E anche questo pezzo ritorna dove aveva cominciato. E voi, se aveste voluto evitare gli sproloqui, avreste potuto iniziare dalla fine, dal leggere le ultime frasi. Marriage story è un film sull’amore assoluto; l’amore che sa resistere alla morte dell’amore.

 

The Space Between
What’s wrong and right
Is where you’ll find me hiding, waiting for you
The Space Between
Your heart and mine
Is the space we’ll fill with time
The Space Between…

 

 

 

 

 

Zap Threepwood

Pirata girovago e irrequieto, attualmente approdato nei regni d'oltremanica. Poeta acrobatico, scrittore sagace, sognatore incurabile e abile spadaccino, convinto che le ciurme temano più la penna che la sciabola. Appassionato di letteratura angloamericana e di politica, cercherà di convincervi che c'è profonda sintonia tra le due cose. Non di rado i suoi compagni d'equipaggio lo trovano seduto in disparte, in un angolo, intento a bere un buono scotch, ascoltando musica rock o vedendo un film d'annata. In genere è un furfante gentile e galantuomo, ma è meglio non tirare troppo la corda.

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