Ritratto di uno psicomago: Alejandro Jodorowsky

Sono molte le definizioni che sono state accostate alla figura di Alejandro Jodorowsky. Alcune corrette, molte calzanti, ma tutte pur sempre riduttive. Una personalità trasversale e mistica, quella dell’artista cileno, che nei suoi quasi 90 anni di vita non sembra essersi fatto mancare nulla: dal teatro alla poesia, dal cinema ai fumetti, egli ha incarnato una vera e propria visione onirica dell’esistenza. Nella sua poliedricità si nasconde tuttavia un carattere estremamente omogeneo, coerente con i tanti ambienti con cui ha collaborato nei vari decenni, sino a diventare un maestro di vita o uno strano cappellaio matto. Nessuna università o specializzazione medica però. Jodorowsky appartiene ad una specie ormai rara: quella degli stregoni. Fatevene una ragione.

Le basi per la creazione di ciò che sarebbe diventato erano evidenti infatti sin dagli anni ’50, quando il giovane Alejandro si ritrova immerso, a Parigi, nelle influenze surrealiste di Luis Buñuel, assieme al poeta catanese Beppe Costa. Intriso nei caratteri visionari di André Breton, fonda il movimento teatrale Panico, con cui inizia finalmente ad esprimere la sua dirompente idea di natura incontrastata, violenta e purificatrice.

È proprio grazie al teatro d’avanguardia ed ai personaggi ad esso legati che riesce a collaborare con Marcel Marceau, divenendo autore di diverse pièce scritte ad hoc, oltre che assistente personale. Il talento di Jodorowsky tuttavia non si esaurisce sul palco o con la penna. Ben presto, infatti, l’esperienza cinematografica diventa inevitabile e piena di successo. Ad imprimere la follia dell’esasperazione umana, stavolta nella pellicola però, è sempre il suo modus sciamanico spesso impressionante e irrazionale, ma non per questo privo di una logica dionisiaca.

Nel film La montagna sacra (1973) c’è infatti tutto il caleidoscopico estro del suo autore che, insieme al produttore Allen Klein (manager dei Beatles), tira fuori probabilmente l’opera che più rappresenta il Jodorowsky cineasta, partecipando anche al Festival di Cannes e creando un vero e proprio cult. La sua esigenza quindi è ormai chiara: manifestare in ogni modo tutta la personale ritualità esoterica. Inizia così l’interesse profondo per i tarocchi, grazie ai quali riesce a trasporre le proprie massime, in un’articolazione estremamente affascinante e ricercata. Interpretare le carte non è soltanto un modo per dare un senso onirico alle cose, ma diviene la via più concreta per applicare una chiara visione archetipica della realtà, totale ed indiscriminata. Solo così Alejandro Jodorowsky diverrà un vero e proprio psicomago, come ama definirsi.

La sua psicomagia affonda le radici soprattutto nelle proprie origini sudamericane e nei gesti, in apparenza illogici, delle guaritrici messicane indigene. Più che di santoni, Jodorowsky parla di moderni psicoterapeuti che non possono curare clinicamente ma che attivano lati in ombra della psiche. È il caso di Pachita, anziana donna conosciuta in gioventù, in un periodo in cui era ancora privo delle conoscenze per interpretare quei fenomeni.

Le azioni e le parole della guaritrice esorcizzano e mettono a nudo gli aspetti più reconditi delle malattie e delle avversità umane. Il vero potere mostrato dalla psicomagia è pertanto un uso mirabile del linguaggio, cosciente di una dialettica e di una ricerca semantica acuta, pregna di conoscenze antiche che schiodano il subconscio come un defibrillatore. Ogni singolo gesto, definito – non a caso – “panico, acquisisce così la valenza di un atto teatrale, psichico, coercitivo e fisico. I rimandi inconsci mai casuali formano infine la sostanza di una cura che si può assumere in ogni modo, ma che si assorbe inevitabilmente nel modo meno cosciente possibile.

Sembra allora che Jodorowsky ci abbia fatto piombare, tutto ad un tratto, nella vecchia santeria, o forse in un futuro lontanissimo dove ciascuno è consapevole, per un momento, di essere la propria medicina.

Franz Leary Oz

"Turn off your mind, relax and float downstream. It is not dying, it is not dying"

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