Rubio, Marco Polo post-tutto alla ricerca del gusto del mondo

Io me so’ rotto er c*** dei selfie, de l’autografi, dei premi, d’a TV. De tutto er bello che ho provato a racconta’, se so sempre tenuti solo er peggio. Me so’ rotto… Volemo ricomicia’? Però ricominciamo a modo mio… a modo nostro… Io, te e er mondo.

Il viaggio, come ben sanno i lettori di Tortuca, non è mai uno spostamento materiale da un punto a ad un punto b, ma un cambiamento di prospettive mentali, una forza spirituale che ci permette di conoscere tutte le cose sulla terra / senza uscire dalla tua porta, come cantava George Harrison; e allo stesso tempo un’irrequietezza fatta di corpi e carne, di benzina e benzedrina, che ci obbliga ad andare e non fermarci finché non siamo arrivati.

-Dove andiamo?
-Non lo so, ma dobbiamo andare, scriveva Jack Kerouac.

Senza scomodare psichedelia o beat generation, religione induista o storia della letteratura, il sanguigno Chef Rubio – sua la citazione che apre questo articolo – ci accompagna, col suo nuovo programma, per un viaggio televisivo che riesce ad essere molto di più di una delle tante trasmissioni peripatetiche di cucina che affollano gli schermi negli ultimi anni. La cucina, core-business del personaggio, è solo un pretesto iniziale, un tirante narrativo, un escamotage per la partenza. Quello che viene in messo in realtà in gioco, come specifica la lucida dichiarazione d’intenti che apre ogni puntata, siamo noi, l’altro e il mondo.

La nausea

Il programma si intitola Alla ricerca del gusto perduto, ed è andato in onda sul canale Nove; ma ovviamente, in tempi di tv digitale, di “over the top”, di streaming e morte del palinsesto, è sempre interamente visibile sul portale Dplay.

Alla ricerca del gusto del mondo: Thailandia, la boxe thailandese
Thailandia: il Muay thai o boxe thailandese, sport nazionale

Rubio, al secolo Gabriele Rubini, è un ex rugbista, personaggio televisivo, cuoco ed influencer, diventato famoso con programmi come Unti e bisunti o Camionisti in trattoria. Ha fatto bandiera dell’italianità verace e popolare, della dialettofonia imperante stile “parla come mangi”, della rincorsa alla genuinità, senza però sottrarsi a prese di posizione in campo politico e sociale che gli hanno attirato non poche critiche e nemici. Qui ce lo ritroviamo, ad inizio trasmissione, spossato e appesantito, nel fisico e nell’anima, dagli stravizi alimentari e mediatici a cui ha preso parte; e nauseato proprio da quel Belpaese di cui si è fatto, per certi versi, cantore.

E quale migliore soluzione se non quella di cambiare aria? Travel is always a remedy, il viaggio è sempre una soluzione, verrà detto in una puntata della trasmissione. Ma il mondo oggi è piccolo: il vecchio continente è gottoso e morente e il nuovo mondo, quello americano, appare sempre meno nuovo e sempre più ripiegato su se stesso. La scelta di una terza via più autentica, per uno che ha fatto della genuinità uno stile di vita, appare quindi scontata.

Thailandia, Cina, Vietnam: ex oriente lux, atto terzo

Tortuca si è già occupata dell’estremo oriente nel cinema, qui e qui. Come sottolineato in quelle occasioni, l’universo asiatico all’alba del terzo millennio è un luogo di contrasti e di confine, tra turboproduttivismo e arretratezza, tra povertà e ultraricchezza, campagna e città, tradizioni in declino e un confuso futuro non chiaro in tutte le sue implicazioni.

Alla ricerca del gusto del mondo: Cina, la tribù dei Red Yao, le cui donne hanno capelli lunghissimi
Cina: le donne della tribù dei Red Yao hanno capelli lunghi più di due metri

Proprio tra questi contrasti inizia a muoversi Rubio, alla scoperta di un “gusto perduto” che non è soltanto un gusto culinario, ma un gusto per la vita, per le sensazioni, per i luoghi e per la gente. Il viaggio segue una scansione a tre atti che come nelle migliori strutture cinematografiche costruisce un’impalcatura poderosa: prima la Thailandia luogo di spiritualità e, allo stesso tempo, di carnalità; poi l’infinita Cina che è un intero universo a sé; infine il più raccolto Vietnam in bilico tra stato di natura, il cataclisma della guerra e ricerca di nuovi modi di essere.

Questa scansione non deve fare pensare a una gabbia narrativa troppo stretta; il fil rouge è invece tanto sottile da risultare invisibile, e permette – o meglio, spinge giocoforza – a lunghissime divagazioni, parentesi, derive. Un vero e proprio viaggio on the road, che più che sulla strada è quasi sempre lungo gli innumerevoli corsi d’acqua di cui è ricca quella regione del mondo. Come i placidi fiumi che solca Rubio, le puntate sono lunghe, lunghissime: un’ora e mezza a puntata contro i cinquanta minuti degli episodi di programmi simili; dei veri lungometraggi più che puntate, scansioni di un’opera monstre in cui perdersi e ritrovarsi.

Luoghi, gente, piatti

E allora, abbandoniamoci al flusso. Non stiamo guardando uno show: siamo con Rubio, in viaggio con lui. Siamo l’occhio della mdp, il pov a cui si rivolge come un vero secondo protagonista. E sul fiume, col ritmo lento di un’imbarcazione orientale, ci imbattiamo in posti, personaggi, situazioni, popoli. Inutile dire che i rimandi cinematografici – e letterari – per questo tipo di esperienza sono tantissimi, così come sicuramente non inediti e non sconosciuti sono i posti che il programma ci mostra. Anzi, quasi tutti sono tappe codificate (lo precisa Rubio stesso) del turismo in Asia.

Alla ricerca del gusto del mondo: Vietnam, il fiume Mekong
Il Mekong, mitico fiume che attraversa sette stati dell’estremo oriente per sfociare infine in Vietnam

Così, passiamo da un tempio buddista a una piantagione di riso in Thailandia, con tappa anche al celebre Mae Klong Railway Market di Bangkok; da una palestra dove si combatte il Muay thai (la boxe thailandese) all’altrettanto famoso mercato galleggiante della città; e parlando di Bangkok, non può mancare la vita notturna per cui la città è rinomata. Tocca poi alla Cina, tra piantagioni di tè, pesca coi cormorani, sperdute comunità montane, produttori di tofu, e l’ultramoderna Shanghai; e infine in Vietnam, tra romantiche piccole scuole di villaggio, la brulicante Saigon, e l’Ho Chi Minh Road, arteria che collega la parte Nord e Sud del paese, e che in parte ricalca il famoso Sentiero di Ho Chi Minh, una serie di strade che giocarono un ruolo cruciale durante la guerra.

Tutto abbastanza conosciuto e già visto, almeno per chi ha un’infarinatura di oriente. Se però i posti non sono inediti, è il linguaggio con cui vengono raccontati che lo è; magari non proprio inedito, ma certamente insolito. In tempi di TikTok e di pillole decontestualizzate e stereotipate, Rubio si prende il suo tempo, si perde tra la bellezze della natura o tra la folla delle città, presenta i personaggi che lo accompagnano, lascia la parola a quello che lo attornia – e fa bene, perché quando non parla in inglese, lingua che destreggia discretamente, il suo romanesco è forse troppo insistito; ma glielo si perdona, perché fa parte del personaggio, e forse anche un po’ dell’italianità che ci portiamo dietro, sempre e ovunque, dai tempi di Marco Polo a quelli di internet.

Io, te e er mondo

I primi piani del programma sono dedicati esclusivamente a due categorie di soggetti: i piatti che Rubio assaggia, e i personaggi che incontra. Dei piatti non parlerò*: lascio al programma il compito di presentarli, e a chi lo guarderà il piacere di scoprirli e di gustarli con gli occhi, prima ancora che con le papille gustatitive. Del resto, chi conosce anche superficialmente la cucina orientale sa benissimo come essa riesca a stordire con la sua infinita varietà e colore.

Alla ricerca del gusto del mondo: L'uovo dei cent'anni
*La foto dell’Uovo dei cent’anni però ve la beccate 🙂 Pare che sappia di pipì di cavallo 😛

Ancor più che la cucina, però, i gangli narrativi della trasmissione sono i personaggi che Rubio incontra. Di sicuro, gli incontri che nel programma sono presentati come casuali sono preventivamente concordati. Ma questa piccola licenza poetica non va a scapito della freschezza o del fascino semplice e pulito che volti, storie e persone riescono a trasmettere; soprattutto una lunga serie di giovani donne, molto diverse tra loro per background, aspetto e carattere, che diventano Beatrici post-moderne, guide di Rubio alla scoperta di questo paradiso terrestre, e lo scortano nella sua ricerca del gusto del mondo

Ed è proprio questo che rimane di questo caleidoscopio, che resta alla fine di questo viaggio: il piacere della ricerca; il pensiero confortante che c’è sempre qualcosa da scoprire; la realizzazione profonda che l’io non è niente senza l’altro; e che il mondo, nonostante – o forse grazie a – tutte le sue contraddizioni, è un gran bel posto.

E scusate se è poco.

Quindi? Rubio ha trovato la sua dimensione? Magari in un piccolo villaggio sul delta del Mekong, raccogliendo noci di cocco, pescando nel fiume, con una donna accanto, e una famiglia di pescatori che è diventata la sua nuova famiglia. Ricordate Kerouac? Andare e non fermarci finché non siamo arrivati.

È arrivato, Rubio?

L’unica cosa che conta nella vita è sta’ bene. Io qui ce sto bene. C’ho ‘na donna; ‘na famiglia… c’ho tutto… non me manca niente… Con le cose più semplici, che detto tra noi so’ pure le più belle, ho trovato la pace. Ma non se pijamo per il cu*o. Io, te non appartenemo a ‘sti posti, a ‘sta gente. Se me fermo non me sento realizzato. Le persone, il cibo, i posti, me riempiono, sì, me riempiono, ma come li sfioro, me scappano de mano. Me sfuggono. Certo, na cosa non bisogna farse sfuggi’: ‘a fame… ‘a fame de conoscenza. Non me posso ferma’. Non se potemo ferma’.

Dopo queste parole si chiude il programma, su un’ultima inquadratura che è una citazione che lascio riconoscere ai cinefili, e che rimette tutto in gioco. Il viaggio – questo viaggio – è finito, la terra continua a girare, yin e yang, caos e armonia si confrontano continuamente; il tumulto del divenire ci travolge tutti continuamente, ma è bello sapere che al di là di tutto esso può diventare spunto e occasione per nuove partenze ed esplorazioni alla ricerca del gusto del mondo.

 

 

Immagini:
Immagini di copertina, 1, 2 e 3: fotogrammi tratti dalla trasmissione – https://it.dplay.com/nove/rubio-alla-ricerca-del-gusto-perduto/
Uovo dei cent’anni: FotoosVanRobin from Netherlands – https://www.flickr.com/photos/fotoosvanrobin/2211244210/in/photostream/ (CC BY-SA 2.0)

Jet Black

See you back in Ganymede

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Voglio maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetto" permetti il loro utilizzo. Puoi consultare la nostra informativa estesa al seguente indirizzo: http://www.tortuca.it/privacy/

Chiudi