Un delicato suon di tuono: il mio primo walkman

Nel 1988…

…avevo dodici anni. Facevo le medie, ed era l’epoca dei “paninari“. A quei tempi noi ragazzini non conoscevamo la musica. Non avevamo palati fini. Si ascoltava quello che passava la radio, o peggio, la televisione. C’era il festival di Sanremo (che già odiavo da allora, ma che le radio riproponevano in tutte le salse). C’era Jovanotti: quello sì. Jovanotti di Gimme Five, Jovanotti su tutti, Jovanotti for President, un album che ascolto ancora spesso con piacere, e forse siamo rimasti in quattro al mondo ad ascoltarlo. E Zucchero, che con Solo una sana e consapevole libidine aveva spaccato.

Questo riassumeva il mio orizzonte musicale. Il Rock non sapevo cosa fosse, i Beatles erano una roba che facevano vedere nei documentari in TV sugli anni ’60. Non avevo musica “mia”, né un apparecchio su cui ascoltarla. In un certo senso ero avanti, mi ero “Spotifyzzato” con 30 anni di anticipo. Ma la verità è che la musica non mi interessava. Non esisteva. Non faceva parte dell’orizzonte.

Un giorno qualcuno, forse un mio compagno di scuola, mi fece provare il suo Walkman.

Quel congegno mi attirava. Era l’indipendenza. La possibilità di avere uno scenario compatto ed esclusivo, a tuo solo uso e consumo. In un tempo dove la TV era una sola (da poco a colori), il telefono uno (in camera sarebbe arrivato dopo), il cellulare neanche si pensava che potesse esistere. Tra un po’ sarebbe arrivato anche il mio amatissimo C-64, ma quella è un’altra storia.

 

Il “Walkman”
Jovanotti for President
Jovanotti presidente: gli anni ’80 in una immagine

Nel 1988, se volevi qualcosa, non c’era il centro commerciale o il portale online dove comprarlo in 5 minuti. C’era il Negozio, quello Importante, in Città, dove il Commesso ti avrebbe guidato, tu inesperto e misero di fronte a un mondo sconosciuto. C’era l’Oggetto, che costava Tanto, e una volta comprato era quello, e basta. Era una cosa difficile, complicata, che richiedeva mesi di desiderio, e preparazione, un approccio a mondi misteriosi e sconosciuti. Io non sapevo che cosa fosse la musica, e non sapevo nemmeno che cosa fosse un walkman, l’avevo avuto nelle orecchie solo 3 minuti.

Lo desideravo.

Bene: i negozi di elettronica, quelli buoni, allora erano pochi, tutti in Centro. Venne fatto un primo sopralluogo, solo per scoprire che i Prezzi erano esorbitanti. Si parlava di 120-140 mila lire per un modello di fascia medio-bassa, per quelli buoni i prezzi si impennavano fino a vette vertiginose. 120 mila lire per gli occhi di un ragazzino erano un sacco di soldi. Negli anni ’80 erano anche una bella sommetta di per sé. E c’è da dire che allora nelle famiglie la spesa per gadget tecnologici non era una cosa che si concepiva. I miei, amanti della lettura, dei viaggi, mi avrebbero volentieri speso 120 mila lire in libri, o per un viaggio, o per un giocattolo da utilizzare all’aria aperta. Ma un walkman, a che serve? Per la musica. C’è la radio per la musica.

 

L’acquisto

Ci doveva essere una strada alternativa. E per me si materializzò in un negozietto di periferia che non esiste più da quattro secoli. Lo vidi io stesso, in vetrina, un walkman dalla bella linea, inscatolato in plastica trasparente. 35 mila lire. Dava l’idea della funzionalità, dell’accessibilità. Era perfetto.

Si riaprì il tavolo delle trattative e alla fine riuscii a comprarlo. 35 mila lire. Non sapevo ancora che una cassetta originale costava 16 mila lire, anzi precisamente 16.800 lire: un prezzo che era OSCENO… se già sembravano tante 35 mila lire per L’APPARECCHIO, 16.800 lire per LA MUSICA, qualcosa che non esiste, di immateriale, erano una cosa da marziani, inconcepibile. E non è che andavi in rete e scaricavi, oppure ti facevi passare i CD dall’amico e masterizzavi. O compravi, o niente.

Ma quello del “software” è un altro discorso. Torniamo all’hardware. Provai il mio WALKMAN nuovo fiammante, misi le cuffie con la spugnetta stile anni ‘80, premetti play e…

 

DELUSIONE

Si sente di merda.

E quando dico di merda intendo proprio di merda. Si sente più fruscio che musica. E la musica non brilla, non si sente bene, non si sente “magica” come quella che avevo sentito originariamente nel walkman del mio compagno.

Esperimenti, provo cassette diverse, provo a smanettare con i pochi “pirulini” e comandi presenti sul dispositivo, niente.

Torno dal negoziante, che dopo diverse pressioni, ammise che “un modello da 35.000 lire non può avere la stessa qualità di uno di 120.000″… e alla domanda “Ma è stereo?” coniò la frase che gli dovrebbe valere un Oscar: “È mono ma FUNZIONA IN MODALITÀ STEREO.”

Cioè, era un apparecchio mono. Mi aveva venduto un walkman mono.

E secondo lui “funzionava in modalità stereo perché fisicamente poi le cuffie avevano due uscite per due orecchie.”

Fortunatamente se lo riprese, e tornò indietro le 35.000.

Bene. La partita sembrava conclusa. Cioè: niente walkman.

 

FINE PRIMO TEMPO, INIZIO SECONDO TEMPO.
O meglio
FINE LATO A, INIZIO LATO B.
Walkman Philips D6541
Il Philips D6541: lui

Qualche settimana dopo mio papà mi sorprese. Tornato un pomeriggio a casa dall’ufficio, mi portò il mio PRIMO WALKMAN. L’aveva comprato da Vega, un negozio che aveva aperto vicino a dove lavorava. Uno dei primi negozi “nuovo stile”, che rompeva con quel concetto Commesso+Merce dietro al banco, ed introduceva il concept Banchi aperti+Free roaming tipo centro commerciale. Era un PHILIPS, era enorme, bianco (la quale cosa non mi piacque troppo perché all’epoca i walkman erano tutti neri o argentati… col senno di poi anticipava la moda dell’iPod!…)

Lo provai in balcone, ricordo che ormai ero un po’ scettico, forse quella magia non esisteva, me l’ero immaginata io in quella fugace esperienza coll’aggeggio del mio amico, era solo frutto della fantasia in azione.

Misi la cassetta, premetti play e…

CAZZO

SI SENTIVA BENE

DI PIÙ

ERA STUPENDO… STUPEFACENTE

E fu amore.

 

Le porte della percezione
Delicate Sound of Thunder
Un delicato suon di tuono: i Pink Floyd in tutta la loro magnificenza

Quel walkman non finì mai di stupirmi e mi accompagnò per molto tempo.

Ricordo l’emozione di sentire l’effetto stereo (quello vero!) in tutta la sua magnificenza sulla canzone Dune mosse di Zucchero con i rimbombi che si sentivano alternativamente a destra e a sinistra. Una volta mi feci tutto un viaggio sul traghetto Porto Empedocle–Pantelleria ascoltando questa canzone e andando indietro col rewind per farla iniziare da capo.

Era un pianeta nuovo.

Era come avere un paio di orecchie nuove, un paio di orecchie supplementari. Come se si fossero aperte le “porte della percezione” e non c’erano volute droghe per aprirle, ma un album di Zucchero Fornaciari e il walkman della Philips.

Quella sensazione è tornata solo un’altra volta, anni dopo. Ero già alle superiori, e stavo andando in bici dalla mia ragazza di allora, per andare a studiare a casa sua. Misi il nastro di Delicate Sound of Thunder, dei Pink Floyd. Premetti play e, mentre pedalavo, nel dedalo di viuzze ottocentesche del quartiere dove mi trovavo, ebbi l’impressione di “galleggiare”. Era come se la bici si fosse staccata dal suolo, come la famosa scena in E.T.

Quell’acme fu anche un punto di svolta. Arrivarono gli anni selvaggi, gli anni di Musica, gli anni di Baci, gli anni di Esperienze belle e strane, degli amici e dei fratelli di sempre.

Per allora, il Philips era andato in pensione. Ma aveva fatto il suo mestiere. Le porte della percezione si erano aperte. Ebbi innumerevoli altri walkman: con Dolby, senza Dolby, della Aiwa, della Sony. Le cose erano diventate più facili. Tutto sembrava dovuto, e normale. Gli apparecchi duravano in media due anni, poi si sfasciavano. Nessuno di questi me lo ricordo bene.

Tranne l’ultimo.

 

Era il 2001…
Walkman Philips AQ6492
Il Philips AQ6492: la retroguardia

…e io avevo consegnato l’ultimo capitolo della tesi.

Mi serviva un walkman nuovo. Entrai in un negozio in centro e comprai il primo modello che vidi. PHILIPS anch’esso. 19.000 mila lire. Lo posseggo ancora, funziona ancora. La transazione durò 2 minuti. Ricordo come mi stupì la facilità di fare una cosa che neanche quindici anni prima era stata così difficile. Sentii materialmente, SULLA PELLE, che era arrivato un mondo nuovo.

Tra poco la lira sarebbe andata in pensione, e sarebbe entrato l’euro. I CD la facevano da padrone, la gente cominciava già a scaricare gli mp3, usava gli iPod, i centri commerciali iniziavano a spuntare come i funghi.

Era arrivata l’era digitale, e io la salutai guascone inserendo una audiocassetta degli Hooverphonic nel mio nuovo walkman, e premendo PLAY.

 

Immagine di copertina: fotogramma dal film “Grosso guaio a Chinatown”

Jet Black

See you back in Ganymede

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